Cosa sappiamo davvero sull’incidente del volo Air India 171


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Il recente incidente del volo Air India 171, in cui un Boeing 787-8 Dreamliner si è schiantato contro un edificio poco dopo il decollo dall’aeroporto di Ahmedabad il 12 giugno 2025, ha catturato l’attenzione mondiale per la rapidità e la gravità degli eventi. Alle 13:37:33 ora locale (08:07:33 UTC), l’aereo ha ricevuto l’autorizzazione al decollo dalla pista 23. Cinque secondi dopo ha iniziato la corsa di decollo, raggiungendo la VR—la velocità alla quale i piloti iniziano la rotazione—per poi staccarsi da terra alle 13:38:39 ora locale. L’aereo è rimasto in volo per meno di un minuto prima di schiantarsi contro un edificio, causando la morte di 260 persone, inclusi 229 passeggeri, 12 membri dell’equipaggio e 19 persone a terra.

La velocità con cui si è consumata la tragedia ha generato fin da subito ipotesi sulle cause dell’incidente: un impatto con volatili, un guasto tecnico o un errore umano? In rete hanno cominciato a circolare video dell’accaduto che hanno alimentato teorie secondo cui l’aereo non avrebbe usato tutta la pista, oppure che i flap non fossero stati impostati correttamente, o ancora l’ipotesi di un doppio guasto ai motori.

Come previsto in questi casi, le autorità hanno avviato immediatamente un’indagine, guidata dall’Aircraft Accident Investigation Bureau (AAIB) indiano, con il supporto dell’AAIB britannico, poiché il volo era diretto a Londra, e del National Transportation Safety Board (NTSB) statunitense, dato che il velivolo era stato prodotto negli Stati Uniti. Entro due giorni dall’incidente, entrambe le scatole nere sono state recuperate, contenenti i dati di volo e le registrazioni in cabina.

Da appassionato di aviazione e pilota di ultraleggeri, ho seguito ogni aggiornamento con attenzione per cercare di comprendere meglio cosa potesse essere accaduto. Ho però notato come, già nelle prime ore, online si siano diffuse ipotesi prive di riscontri, spesso condivise solo per catturare l’attenzione, insieme a una costante accusa nei confronti di Boeing, anche a prescindere dalle reali circostanze. I primi dati disponibili hanno confermato che l’aereo aveva utilizzato l’intera pista, escludendo una delle ipotesi iniziali. Inoltre, le prime analisi di piloti di linea esperti hanno chiarito che un’impostazione errata dei flap avrebbe attivato allarmi visivi e acustici in cabina, dando ai piloti la possibilità di interrompere il decollo, rendendo anche questa ipotesi poco probabile.

L’8 luglio 2025, poco più di tre settimane dopo l’incidente, gli investigatori hanno pubblicato i primi risultati, rivelando un elemento inatteso: pochi secondi dopo il decollo, gli interruttori che regolano il flusso di carburante ai motori sono stati spostati dalla posizione RUN a CUTOFF a un secondo di distanza l’uno dall’altro, causando la perdita di potenza su entrambi i motori. Le registrazioni in cabina hanno catturato la voce di un pilota che chiedeva all’altro perché avesse interrotto il flusso di carburante, con il secondo che rispondeva di non averlo fatto.

Il rapporto preliminare ha identificato come causa probabile la perdita di potenza dovuta all’interruzione dell’alimentazione di carburante in una fase critica come il decollo, confermando inoltre che i flap fossero correttamente configurati. La dinamica richiede tuttavia ulteriori indagini per stabilire se si sia trattato di un errore umano o di un guasto meccanico. Alcuni giornali, nelle settimane successive, hanno riportato indiscrezioni secondo cui il comandante Sumeet Sabharwal avrebbe volontariamente interrotto l’alimentazione a causa di una presunta depressione, ma tali affermazioni restano non confermate e potranno essere verificate solo con il rapporto finale.

Dopo eventi tragici come questo, è comprensibile il bisogno collettivo di comprendere e trovare risposte. Tuttavia, diffondere ipotesi premature o semplificate rischia di alimentare confusione e di ostacolare il processo di accertamento dei fatti. Una volta che una narrativa si consolida nell’opinione pubblica, modificarla successivamente può essere difficile, anche alla luce di nuovi dati.

Viviamo in un’epoca che pretende risposte immediate su ogni questione, ma operazioni complesse come le indagini sugli incidenti aerei richiedono tempo, competenza e rigore per giungere a conclusioni affidabili. Come appassionati di aviazione, professionisti o semplici osservatori, abbiamo la responsabilità di resistere alla tentazione di speculare per inseguire visualizzazioni o interazioni, e di rispettare i tempi delle indagini, attendendo dati concreti prima di formulare giudizi.

Solo così potremo trasformare tragedie come questa in occasioni di apprendimento collettivo, contribuendo a migliorare la sicurezza e la comprensione dell’aviazione, evitando di aggiungere confusione dove servono lucidità e rispetto.