Quando l’aereo è troppo pesante per decollare: cosa è successo sul volo Skiathos-Napoli
Immaginate di aver appena trascorso le vostre vacanze in una località estiva all’estero. Siete seduti sul volo che vi riporterà a casa, pronti al decollo, quando dal cockpit esce il comandante e annuncia che, per poter partire in sicurezza, sarà necessario sbarcare alcuni passeggeri o parte dei bagagli.
È una situazione difficile da comprendere e, soprattutto, da accettare per chi si trova a bordo. Eppure è quanto sarebbe accaduto ai passeggeri di quello che, sulla base delle informazioni disponibili relative alla tratta e alla giornata in questione, sembrerebbe essere stato il volo easyJet 4162, operato tra l’aeroporto di Skiathos, in Grecia, e quello di Napoli-Capodichino.
Al di là dell’inevitabile disagio vissuto dai passeggeri, è interessante capire quali siano le ragioni tecniche che possono portare il comandante a prendere una decisione di questo tipo e perché alcune delle critiche successivamente rivolte all’equipaggio non trovino necessariamente fondamento.
Il peso dell’aereo e le prestazioni al decollo
Senza addentrarci eccessivamente nei dettagli tecnici, per poter decollare un aeromobile deve avere una portanza tale da vincere il proprio peso. Durante la fase di pianificazione del decollo, i piloti calcolano tre valori di velocità da monitorare durante la corsa di decollo: la V1, la VR e la V2.
La V1, o velocità di decisione, rappresenta il riferimento fondamentale per stabilire fino a quale momento della corsa di decollo sia possibile interrompere la procedura entro i limiti previsti. Superata la V1, anche nel caso di un’avaria a un motore, il decollo deve normalmente proseguire, perché la pista rimanente potrebbe non essere sufficiente per arrestare l’aeromobile in sicurezza.
La VR, o velocità di rotazione, è quella alla quale il pilota inizia a sollevare il muso dell’aereo, portando l’aeromobile nella posizione necessaria al distacco da terra.
La V2, infine, è la velocità di sicurezza al decollo: quella che consente all’aeromobile di mantenere prestazioni adeguate nella salita anche nel caso in cui si verifichi un’avaria a un motore nelle fasi immediatamente successive al decollo.
Questi valori non sono fissi. Cambiano in funzione delle condizioni operative, tra cui peso dell’aeromobile, temperatura, vento e configurazione dell’aereo. Di conseguenza, cambiano anche le prestazioni richieste e la quantità di pista necessaria per il decollo.
Il caso di Skiathos
Il METAR (Meteorological Aerodrome Report o bollettino meteo di aeroporto) per l’aeroporto di Skiathos all’orario di partenza del volo 4162 indicava un vento debole ed una temperatura di 29 gradi centigradi.
La temperatura elevata rappresenta un fattore importante. All’aumentare della temperatura diminuisce infatti la densità dell’aria. Per un aeromobile a reazione questo significa, a parità di altre condizioni, prestazioni meno favorevoli.
Anche il vento ha un ruolo determinante. Una compente di vento frontale aumenta la velocità dell’aria che investe le ali rispetto alla velocità dell’aeromobile sul terreno. Entro i limiti operativi previsti, questo permette di raggiungere le condizioni necessarie al decollo percorrendo una distanza più breve sulla pista. Al contrario, l’assenza di vento contrario non offre questo vantaggio. A rendere la situazione ancora più delicata c’è poi una caratteristica ben nota dell’aeroporto di Skiathos: la pista è lunga circa 1.628 metri, una distanza significativamente inferiore rispetto ai circa 2.628 metri della pista di Napoli. A questo si aggiungeva il peso dell’aeromobile. L’Airbus A320neo impiegato sulla tratta, secondo le informazioni disponibili, era alla sua massima capienza: 186 passeggeri, oltre ai membri dell’equipaggio.
Quando l’unica soluzione è ridurre il peso
A questo punto la soluzione è apparentemente semplice, anche se tutt’altro che piacevole per i passeggeri: ridurre il peso dell’aeromobile. Temperatura e condizioni meteorologiche non possono essere modificate. La lunghezza della pista, naturalmente, nemmeno. Rimane quindi il peso come una delle variabili che possono essere effettivamente ridotte.Ecco perché, in una situazione di questo tipo, può essere necessario sbarcare una parte dei bagagli o, qualora ciò non sia sufficiente, alcuni passeggeri.
Non si tratta quindi di una decisione presa per comodità o arbitrariamente dal comandante, ma dell’applicazione dei calcoli di performance necessari per garantire che il decollo possa avvenire entro i limiti previsti.
Non è necessariamente overbooking
Comprensibilmente, una richiesta del genere può generare malcontento. Alcuni passeggeri potrebbero pensare di essere vittime di overbooking, oppure ritenere che la situazione fosse facilmente prevedibile e che la compagnia avrebbe dovuto evitarla. Ma le due cose non sono necessariamente collegate.
Per overbooking si intende la vendita di un numero di biglietti superiore ai posti effettivamente disponibili sull’aeromobile. In questo caso, invece, il problema non è stato il numero di posti venduti: il volo era completamente prenotato e tutti i passeggeri soono stati regolarmente imbarcati, ma l’aereo risultava comunque troppo pesante, nelle condizioni operative del momento, per effettuare il decollo dalla pista disponibile.
Anche l’idea che la situazione fosse necessariamente prevedibile merita qualche precisazione.
Il piano di carico, che tiene conto dei pesi relativi a passeggeri, bagagli, eventuale cargo e carburante, viene finalizzato nell’ambito delle procedure operative prima della partenza. I piloti effettuano quindi i necessari calcoli di performance sulla base dei dati disponibili e delle condizioni effettive.
Se dai calcoli emerge che il peso dell’aeromobile non consente di effettuare il decollo entro i limiti previsti, il peso deve essere ridotto. In primo luogo si può intervenire sui bagagli o sul carico; in determinate circostanze può diventare necessario intervenire anche sul numero di passeggeri.
Si tratta di una circostanza certamente spiacevole, ma la priorità resta una sola:l’aereo deve poter decollare rispettando i margini di sicurezza previsti dalle procedure operative e dalla normativa aeronautica.
Un aereo non è un autobus con le ali
Le compagnie low-cost hanno avuto il grande merito di rendere il trasporto aereo accessibile a un numero di persone impensabile fino a pochi decenni fa. Volare, un tempo considerato un’esperienza riservata a pochi, è diventato per milioni di persone una parte normale della vita quotidiana.
Questo, però, non dovrebbe farci dimenticare la complessità che si nasconde dietro un volo di linea.
Un aereo non è un autobus con le ali. Quando qualcosa non va, non è possibile semplicemente accostare e fermarsi per controllare cosa sia successo. Ogni fase del volo, dal caricamento dei bagagli al rullaggio, dal decollo alla crociera fino all’atterraggio, è regolata da procedure precise e da margini di sicurezza calcolati.
È proprio questa attenzione quasi maniacale alle procedure che ha contribuito a fare dell’aviazione commerciale uno dei sistemi di trasporto più sicuri al mondo.
La prossima volta, quindi, che un membro dell’equipaggio ci chiederà di rimanere seduti, di rispettare il posto assegnato, di attendere prima di aprire una cappelliera o, nel caso più estremo, di consegnare il nostro bagaglio o lasciare temporaneamente l’aeromobile, potremo certamente considerare il disagio.
Ma dovremmo anche ricordare che, dietro quella richiesta, non c’è soltanto una regola da rispettare. C’è la responsabilità di portare centinaia di persone a destinazione in sicurezza.
E, alla fine della giornata, anche chi lavora a bordo di quell’aereo ha lo stesso desiderio dei propri passeggeri: tornare a casa.



